N.0025 – 131118 – Accadde a Samarcanda

Il sole stava scomparendo dietro alla Madrasa di Sher Dor che si affaccia sulla grande piazza del Registan a Samarcanda. Una ragazza stava attraversando quell’enorme quadrato con passo veloce. I suoi occhi scuri tradivano la paura di essere vista da chi non avrebbe dovuto. Shaista, così si chiamava, era fuggita dal caravanserraglio dove si era accampata la carovana dei mercanti che il giorno dopo avrebbe allestito uno dei mercati più importanti della via della seta. La famiglia della ragazza era molto semplice ed eternamente in viaggio tra la magica Venezia e la suggestiva ed immensa Cina. Shaista stessa era nata in un carro durante una delle soste che la carovana faceva in occasione dei mercati, la giovane donna non si sentiva appartenere ad alcun luogo, la sua casa era soltanto la carovana e la sua famiglia erano i carovanieri. Ma quella sera era diversa, Shaista non se lo sapeva spiegare, era quasi arrivata a destinazione: una delle torri della Madrasa di Sher Dor, Hiram le aveva detto che si sarebbero incontrati nei pressi della piccola porta vicino alla torre. Hiram, occhi scuri come la notte ed un sorriso dolce, si erano visti ad una delle feste che i carovanieri allestivano il giorno prima del mercato. Shaista ballava attorno al fuoco assieme ad altre ragazze, ma Hiram non le aveva staccato gli occhi di dosso nemmeno per un istante. Si parlarono quella sera mentre il fuoco si stava spegnendo, si baciarono quando solo la luna avrebbe potuto vederli. Erano passati alcuni mesi ma il ricordo di quella sera era rimasto scolpito nei loro cuori.
“Ti devo dare una cosa.” Le aveva detto Hiram quando si rividero quella mattina all’arrivo in città. Shaista aveva il cuore in gola per l’emozione e non riuscì nemmeno a rispondere, sorrise.
“Vediamoci alla torre della Madrasa di Sher Dor, al tramonto, vicino alla porta.” Aveva aggiunto quel ragazzo dal sorriso dolce e lei non aveva fatto che ripetere a sé stessa quelle parole per tutto il giorno.
Ecco la porta, c’è qualcuno accanto ad essa, Hiram.
“Ti ha vista qualcuno?” Chiese il ragazzo.
“No, credo di no.”
“Shaista, non riesco a credere che questo momento sia reale, se fosse un sogno sarebbe il più bello che abbia mai fatto.”
“Anche io non riesco a crederci Hiram.”
Si abbracciarono e si baciarono. La luna sorrideva da dietro la torre.
“Ho qualcosa per te amore mio.” Disse Hiram. Nel frattempo, estrasse dalla tasca un piccolo sacchetto di tela chiuso con un lacciolo. Lo consegnò alla sua amata.
Shaista teneva il sacchetto tra le mani con la stessa delicatezza di chi ha appena raccolto un uccellino caduto dal nido.
“Aprilo.” La incoraggiò il giovane sorridendo.
La ragazza aprì il sacchetto e ne estrasse il contenuto. Si trattava di un anello di metallo lucido con delle strane incisioni.
Shaista se lo infilò istintivamente all’anulare sinistro. Calzava alla perfezione.
“Domani chiederò alla tua famiglia di prenderti in sposa.” Disse Hiram.
“Sono senza parole Hiram, sono troppo felice in questo momento ma ho anche tanta paura che tutto questo sia solo un’illusione, un sogno.”
“No, è tutto vero, dammi un pizzicotto.”
I ragazzi risero ma smisero subito quando sentirono delle voci e dei passi avvicinarsi.
Erano due uomini di corporatura robusta, i fratelli di Shaista, l’avevano seguita.
“Che ci fate qui voi! Shaista! Non puoi stare qui!” Gridò minaccioso uno dei due.
La ragazza non ebbe nemmeno il tempo di rispondere perché l’altro la prese per un braccio e la strattonò trascinandola via.
Hiram si scagliò su di lui ma l’altro uomo lo spinse contro il muro facendogli battere la testa.
Il ragazzo aprì gli occhi, era mattina, si trovava esattamente dove quell’uomo lo aveva scaraventato la sera prima. La testa gli faceva molto male, faticò persino ad alzarsi. Vicino ai suoi piedi c’era un oggetto luccicante, era l’anello che aveva regalato a Shaista!
Hiram non perse tempo, si mise a correre verso il caravanserraglio, voleva trovare Shaista e portarla via con sé. Avrebbero lasciato la città se fosse stato necessario.
Una volta arrivato allo spiazzo dove si accampano le carovane prima di entrare in città, Hiram ebbe l’amara sorpresa di vedere che il caravanserraglio era vuoto. L’intera area era deserta, c’era solo un vecchio che tentava inutilmente di allontanare la sabbia dagli scalini dell’ingresso ai dormitori.
“Cerchi qualcuno ragazzo?” Chiese il vecchio.
“Cercavo una persona, ma deve essere partita stanotte con la carovana.”
Il vecchio si mise a ridere.
“Ragazzo, credo che tu abbia dormito poco. Le carovane arriveranno solo il mese prossimo, sempre che arrivino. Ne passano sempre meno per Samarcanda. Sono mesi che qui non si ferma nessuno.”
Hiram rimase immobile guardando una nuvola di sabbia sollevata dal vecchietto, quella polvere assomigliava tanto al suo cuore.
Passarono trecento anni…
Un tizio in pantaloni corti si aggirava per la grande piazza del Registan, inquieto, sotto un sole cocente. Cercava la foto perfetta, l’inquadratura unica che nessuno era mai riuscito ad ottenere. La torre! Ecco, doveva salire su una di quelle torri! Era vietato? Non importa. Basta chiedere, alle volte ti rispondono di sì anche quando dovrebbe essere no. Una porticina basta entrare e si accede alla scala che porta in cima alla torre. Ma questo che cos’è? Un anello? Che ci fa qui?

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