Tag: #moleskine

N.0024 – 120518 – Arcangelo

Arkangelo

La stazione degli autobus era affollata nonostante l’ora tarda, borse di tutti i generi occupavano il marciapiede ed un odore acre di nafta e urine permeava l’aria, doveva essere una sorta di “tradizione” perché nessuno dei presenti ci faceva caso.  La pioggia incessante produceva un sottofondo suggestivo anche ed aveva dato uno spunto a quelle persone per starsene tranquille sotto alla pensilina. C’era un uomo di mezza età che guardava il vuoto, sembrava fissare ogni singola goccia che cadeva dal cielo, ed i suoi occhi scuri erano immobili sotto la visiera di un berretto scuro di foggia sovietica, la sua postura era molto rigida, quasi militaresca, un po’ come nella celebre statua del kolchoziano e della kolchoziana che esaltava gli splendori dell’epoca comunista ormai dissolta e le cui vestigia sono visibili solo nella muffa che rivestiva le pareti di quella stazione. Era un luogo strano perché sembrava abbandonato da anni, persino le persone che lo frequentavano sembravano fantasmi, apparizioni fugaci visibili solo a pochi. I capelli biondi ondeggiavano leggermente mossi dalla brezza generata, ad intervalli regolari, dal passaggio delle corriere in arrivo, il suo sguardo era perso nel vuoto o nella noia, o forse in tutti e due. La pelle bianca ed i capelli color dell’oro suggerivano una provenienza nordica, confermata anche dal cartello in lamiera semi arrugginita che campeggiava nelle vicinanze. “Arkangelo”, poco dopo sarebbe finita la città, anzi forse era già finita. Ad un primo sguardo sembrava essere sola, uno sguardo più attento avrebbe rilevato la presenza di una sorella forse più giovane e di una madre decisamente avanti con gli anni, nessuno poteva essere sicuro di questi legami, non erano vicine, sembravano persino non conoscersi, erano separate da svariati sacchetti di un anonimo supermercato stracolmi di ogni cosa. Come una mosca curiosa che svolazza insistentemente nei pressi di un dolce lasciato incustodito, un ragazzo di nome S., poco meno che trentenne, dall’aspetto trasandato, con addosso un paio di jeans sdruciti ed una t-shirt con impressa una grande “S” maiuscola, osservava e si appropinquava alla sua bionda preda… Dopo qualche attimo di esitazione decise di colpire. “Fa piuttosto freddo stasera, poi con questa pioggia…” Disse, in inglese, pronunciando le parole come fossero l’esca appena buttata nell’acqua da un astuto pescatore. La ragazza doveva averlo sentito e sorrise leggermente, ma non rispose. “Dove sei diretta?” Incalzò il ragazzo, sempre in inglese. “Arkangelo” Rispose lei come si trattasse di una sorta di parola d’ordine. “Presa!” Pensò il ragazzo e decise di tirare quindi la lenza. “Suona come un luogo lontano!” Disse con una certa meraviglia ed ammirazione. Nel frattempo, attorno a quella ragazza si era formato il vuoto, la sorella e la madre si erano misteriosamente allontanate come se quella ragazza fosse una sorta di trappola da abbandonare in attesa della preda. La ragazza conservò lo stesso sorriso, il suo sguardo era luminoso anche in virtù dei suoi occhi di un azzurro molto intenso, accentuato forse dalle luci al neon della pensilina. Tutt’attorno si era creata una strana atmosfera, era come se quella stazione degli autobus si fosse improvvisamente svuotata, i muri bianchi, coperti di graffiti illeggibili e manifesti strappati, erano diventati un tutt’uno con il marciapiede. “Arkangelo.” Pensò il ragazzo, un luogo davvero lontanissimo, di quelli che sulle mappe sono scritti in piccolo e ci si chiede a chi diavolo può essere venuto in mente di viverci. Quegli occhi color zaffiro lo scrutavano, tutto quel continente infinito lo scrutava. Poi all’improvviso il rumore di un vecchio motore diesel irruppe in quella stazione che sembrava l’unico approdo sicuro da qualsiasi tempesta, l’unico luogo da cui tornare a casa, tutte le persone in attesa dell’autobus riapparvero, i capelli biondi ondeggiarono di lato, salirono sul pullman mischiandosi tra la folla e le buste di plastica. “Arkangelo”, così come era scritto… O forse non era mai accaduto nulla. S. mise la mano in tasca, sentì al tatto alcune bustine di plastica, sorrise, quella sera qualcuno si sarebbe divertito oppure sarebbe morto, da quelle parti non faceva molta differenza, si appoggio ad una delle colonne della pensilina ed attese il suo autobus.

N.0022 – 200418 – AMIT

AmitJaipur, 28 Settembre 2006.

Mi chiamo Amit e abito in un piccolo villaggio tra Jaipur ed Agra, ho 11 anni e mi piace disegnare, uso pennelli fatti con pelo di scoiattolo, è pieno di scoiattoli qui, ci sono anche molte scimmie ma il loro pelo non va bene per disegnare. Era una sera come tutte le altre, umida e afosa. Tanto per cambiare non stavo dipingendo nulla di impegnativo, il solito maraja che passa con il suo corteo, ormai conosco a memoria quel dipinto l’ho fatto mille volte, non riuscirei a farlo diversamente, nemmeno una volta, nemmeno se volessi, nemmeno per diecimila Rupie… Ehhh diecimila Rupie, ad avercele! Anche diecimila Euro, quelli sarebbero ancora meglio, no, sto fantasticando troppo, meglio ritornare al mio dipinto, certo che oggi fa proprio caldo. Eccoli qua i soliti turisti, oggi hanno fatto proprio tardi, guardali lì, tutti con la loro macchina digitale, il loro cellulare nuovo, belli e puliti sempre. Appena sono entrati nella bottega l’ho capito subito che erano turisti italiani, i loro occhi si sono posati subito su di me, sul lavoro che stavo facendo, solo gli italiani hanno questa sensibilità o almeno fanno finta di averla, non importa, non fa differenza basta che alla fine della fiera ci scappi qualche Rupia per me. Strano, il mio boss non è ancora arrivato ad accogliere gli “ospiti”, non tarderà molto. Neanche detto eccolo che arriva zoppicante ma sorridente come si conviene con i turisti, adesso inizierà con la solita storiella inventata di quando è andato in Italia, vediamo quanti ci cascano stavolta. Mi viene da ridere, l’Italia, se questi turisti rompiscatole sapessero quanto è difficile e costoso ottenere un visto per entrare nel loro Paese non crederebbero nemmeno ad una parola del racconto delirante del mio boss. Qui il dipinto non va avanti se continuo a sorridere a questi debosciati che hanno avuto il coraggio e l’imprudenza di venire fino a qui. Io non le capisco queste guide, si ostinano a far venire qui ‘sti sfigati che non comprano mai niente e ficcano le mani dappertutto, ma cosa siete venuti a vedere? La miseria? Servivano otto ore di di aereo e chissà quante di pullman per venire a sentire l’odore della fame? Per sentire il suono della disperazione? Le anime vuote ci sono anche da VOI. Magari ce ne sono molte di meno, ma ci sono. E’ meglio che mi distragga dipingendo altrimenti poi non sorrido più ed il boss mi picchia. Vediamo quanti sono gli “invasori” questa sera: uno, due, tre… quattordici… Neanche pochi. Dopo qualche minuto di via vai di questi turisti ormai sudaticci sollevo di nuovo lo sguardo e noto il mio boss intento a parlare con un tizio sui trenta. Oh no! Il turista chiacchierone! Questo tizio gli farà mille domande su quello che dipingiamo qui, però…, eh dai, l’inglese lo mastica benino e non è neanche tanto sgarbato. Tempo tre minuti ed il mio boss mi farà scrivere il nome di ‘sto cretino su un chicco di riso, speriamo che abbia almeno un nome corto. Detto, fatto, questo individuo dalla camicia di marca e pieno di anelli che pare una checca si chiama Luca, quattro lettere, uno scherzo scriverlo su un chicco di riso. Scrivo il nome sul chicco di e lo passo al mio boss che a sua volta lo passa al turista inanellato, il turista sorride ed infila il cartoncino con incollato il chicco di riso nel taschino della camicia di marca, poi, come in preda al panico fugge via. Ritorna dopo qualche minuto con in mano un piccolo taccuino nero. E adesso? Cosa è saltato in testa a ‘sto pazzo? Hai il tuo bel chicco di riso con il tuo nome corto scritto sopra, non lo hai nemmeno pagato, ma cosa pensi, che io ormai sia abituato a starmene senza mangiare? Il turista si rimette a parlare con il boss, dal nulla saltano fuori dieci dollari americani, il mio boss si trasforma in uno zerbino e mette in tasca il biglietto verde, poi prende il taccuino verde e me lo passa, le pagine sono a quadretti e la carta sembra di buona qualità, ci mancherebbe, si tratta del taccuino di uno stupido turista italiano, quasi quasi me lo infilo in tasca e taglio la corda, se vado da Rama riesco a ricavarci almeno duemila Rupie, no no, meglio pensare ad altro. Ad un certo punto il turista taccuinesco, con tono gentile, mi chiede di fare un disegnino, ma che disegnino vuoi che ti faccia? Lui mi chiede di scrivere il suo nome in caratteri Hindi, il nome, sempre ‘sto nome corto, se non è narcisismo questo… Tempo cinque minuti e avrai il tuo nome corto sul tuo bel taccuino. Ecco fatto. Il turista prende il suo taccuino e osserva con attenzione il mio lavoro, gli occhi gli brillano, sorride, non sembrava un turista come gli altri, non so perché ma c’era in lui qualcosa di particolare era quasi simpatico, boh… Poi con un gesto quasi repentino mi porge di nuovo il taccuino e una penna, ma non era la solita penna degli hotel, era una vera penna. Prendo il taccuino e la vera penna e lo guardo con occhi interrogativi, lui con tono incoraggiante mi fa: “Scrivi sotto il tuo nome, non vergognarti di essere un artista, il talento di certo non ti manca.” Io lo guardo e sorrido, questo tizio è pazzo da legare, il mio nome, a chi interessa? Gli restituisco la penna ed il taccuino, lui insiste, il mio boss mi guarda storto e io scrivo il mio nome sotto a quel disegnino insulso. Restituisco tutto a quel turista psicopatico, lui rimane qualche istante ad osservare il taccuino aperto, poi si rivolge a me guardandomi negli occhi e mi ringrazia. La voce di Vikram, la guida di quella masnada di turisti, fa ripartire il tempo che sembrava essersi fermato. Il turista si allontana lentamente ed io ritorno al mio lavoro di ARTISTA.

N.0018 – 040318 – The Mooche

per the mooche I primi tepori primaverili permettevano a tutti di tenere la finestre aperte anche fino alla sera e io stavo leggendo alcune lettere che mi erano giunte al mattino da parte di Mr Andrew a proposito di quella benedetta cripta che si trova sotto alla Cattedrale di Washington. In strada la tromba di Sonny faceva da sottofondo alla mia lettura e le note di “The Mooche” di Duke Ellington si profondevano lungo tutta la via. All’improvviso un boato, il rumore sordo di un’esplosione mi fece sobbalzare e subito dopo le grida della gente che era uscita in strada a vedere cosa fosse accaduto, mi affacciai alla finestra per vedere cosa fosse accaduto, lo feci per istinto senza pensarci, sotto c’era Sonny che appena mi vide gridò: “A Gallows Route! E’ successo qualcosa a Gallows Route!” Poi fuggi di corsa verso il quartiere malfamato. Scesi anche io di corsa e mi precipitai seguendo la folla verso Gallows Route. Una volta giunto sul posto lo spettacolo non era davvero dei migliori, un’intera palazzina era stata come sventrata e quelle prospicienti avevano i vetri totalmente disintegrati. Nell’aria si sentiva un acre odore di alcool misto a quello di legno bruciato. La gente intorno a me appariva scioccata, un po’ lo ero anche io, dannazione c’era qualcosa in quel quartiere che non andava eppure mai avrei pensato che sarebbe successo una cosa del genere, dannazione ho fallito, dannazione non c’è niente di peggio di una predizione che si avvera solo a metà. Battei un pugno sul muro per la rabbia, mi feci male, del sangue sgorgava dalla mia mano ma non me ne curai di fronte a quello spettacolo di distruzione. Dovevo recuperare la mia lucidità, raccogliere le idee o almeno i cocci di quelle che una volta erano delle idee. Quel dannato becchino intanto si dava un bel da fare, c’erano state delle vittime eppure lui sembrava serio quasi dispiaciuto, che bravo simulatore! Con tutta la grana che ti ha portato questo botto! Non dovresti essere così triste, razza di sotterra morti! I pensieri si affollavano mentre seguivo distrattamente i movimenti del becchino che gironzolava freneticamente sul luogo del disastro. Eppure qualcosa non mi convinceva, che si trattasse di un’episodio doloso era lampante ma diamine perchè proprio lì? Di chi era l’edificio che è esploso che cosa si faceva all’interno? L’odore di alcool non era solo un caso… Patson! Dannazione! Quel Reverendo ha le mani dappertutto!! Ma stavolta ha fatto il botto!! A quel punto notai che quel nero figuro del becchino si era fermato in un angolo vicino ad alcune macerie e stava come rovistando tra di esse, decisi di andare a vedere che cosa stesse facendo. Notai delle macchie di sangue sparse tutte attorno a quel punto e per terra un cadavere, o meglio, quello che ne rimaneva, infatti gli arti mancavano, c’era solo il busto e la testa era mancante della parte sinistra. Mr Blake con grande professionalità cercava di adagiare alla meno peggio quei resti mortali in una bara di legno chiaro e piuttosto nodoso. Non dissi nulla e mi allontanai al più presto prima di dare di stomaco. Lo sguardo di quell’uomo però mi rimase impresso: era freddo, distaccato, nelle sue pupille si potevano quasi vedere le monete scorrere e brillare. Ad un certo punto venni come svegliato da un rumore: “Mark, qui è tutto a posto, puoi caricare la cassa sul carro, fatti aiutare da Hermann”. Era la voce di Mr Blake, il suo lavoro era svolto per ora, professionale come sempre. Poi due ragazzotti robusti vestiti di nero raccolsero la cassa e la caricarono su un carro nero piuttosto malandato trainato da un cavallo nero che a giudicare dall’aspetto sembrava piuttosto avanti con gli anni. “Mr Blake noi andiamo, viene con noi?”. Sentii queste parole e poi la risposta di Blake :” No ragazzi andate pure, tornerò a piedi”. Il carro cigolante si allontanò e Blake rimase ad osservare la zona in cui poco prima vi erano i resti di quell’uomo. Il torpore in cui ero caduto poco prima per la vista di quei resti era svanito così decisi di farmi forza e di chiedere a Mr Blake qualche informazione, mi avvicinai a lui e gli chiesi: “Avete visto che disastro? Ho visto che avete raccolto i resti di una persona, avete idea di chi fosse?” Mr Blake fece un cenno negativo con il capo, il suo volto sembrava come sconvolto eppure non era la prima volta che vedeva un corpo ridotto in quelle condizioni. Ma soprattutto che ci faceva lì con una cassa già bella e pronta? Come faceva a sapere che gli sarebbe servita? No, no, quì non c’è nulla di chiaro. Diamine! Non è così che doveva andare, non si doveva giungere a questo punto! Chinai la testa e tenetti tra le mani, dovevo essere rimasto a lungo in quella posizione perchè non mi accorsi che sul luogo del disastro vi era anche una donna di mia conoscenza. Sollevai il capo e notai Miss Brooksfield a pochi passi da me, prima non l’avevo vista ma doveva esserci stata anche lei, anche lei doveva essere arrivata poco dopo l’esplosione. Incrociai il suo sguardo e lei per tutta risposta mi diede un ceffone dicendo con una voce rotta dal pianto: “Tu lo sapevi vero?!” Il gesto della giornalista mi aveva colto alla sprovvista ma riuscii comunque a mantenere il mio autocontrollo e risposi con voce calma e sicura: “Miss Brooksfield, io so sempre tutto, è il mio lavoro, non lo dimentichi.” Miss Brooksfield sembrava come impietrita, il suo volto era pallido come un lenzuolo i suoi occhi socchiusi, il suo incedere incerto, doveva essere stato un duro colpo per lei quello, perse i sensi un attimo e io la sorressi con le mie braccia. “Miss Brooksfield! Si riprenda! Forza! Reagisca!” Le gridavo mentre la scuotevo per farla rinvenire. Non appena si riebbe Miss Brooksfield mi guardò negli occhi per un’istante e poi fuggi.

N.0006 – 020317

wp-image-1986830227jpg.jpg

Un progetto durato un anno e che si è concluso in questi giorni con la targa che si vede nella foto. È giusto citare tutti i crediti di questa iniziativa che ha fatto della fiducia la sua bandiera. Per completezza ho inserito anche la lista degli oggetti contenuti nella capsula.

CREDITI PER LA REALIZZAZIONE DELLA CAPSULA DEL TEMPO

IDEAZIONE: LUCA BELLOMO

PROGETTO: LUCA BELLOMO E ANTONIO BELLOMO

  • Diario e Taccuini Moleskine di Moleskine SpA
  • Contenitore in acciaio inox AISI 304 realizzato da S.A.T.E.M. sas
  • Carta Canon Black Label
  • Stampa laser con Multifunzione Sharp MX-2310U
  • Penne utilizzate per la scrittura del diario e dei taccuini (elenco parziale)
  • Parker Vector (Parker Quink)
  • Bic Cristal
  • Pilot BP-S Fine
  • Fila Tratto Cyberpen Kolor
  • Fila Tratto Symbol
  • Visconti Van Gogh (inchiostro Parker Quink)
  • Fisher M4CSH Cap-o-Matic
  • Matita
  • Pelikan Twist Color
  • Pennarello UV
  • Cera per imballaggio TrendLight 890171-5
  • Silicagel disseccante Disidry Silicagel
  • Sacchetti per sottovuoto Virosac e Gallo
  • Fotografie scattate con smartphone Samsung Galaxy S6 Edge, con Blackberry Z10, con Apple Iphone 4
  • Album per fotografie acquistato presso FotoOttica Socol – Codroipo (UD)
  • Sviluppo e stampa foto presso Photo Box
  • Carta stampa foto Fujicolor Crystal Archive Paper Supreme
  • Ceralacca Pelikan 40/10
  • Sottovuoto realizzato tramite macchina FoodSaver VAC 360

Software utilizzati per la realizzazione della capsula e del materiale in essa contenuto:

  • Microsoft Office 2013
  • Autodesk AutoCAD 2015

________________________________________________________________

Autore: Luca Bellomo

 CONTENUTO DELLA CAPSULA DEL TEMPO SEPPELLITA IL 1 GENNAIO 2017 (01/01/2017)

1 DIARIO SCRITTO A MANO DI QUANTO ACCADUTO DAL 1 GENNAIO 2016 AL 31 DICEMBRE 2016

  • 1 TACCUINO SCRITTO A MANO DI APPUNTI TECNICI SULLA REALIZZAZIONE DELLA CAPSULA DEL TEMPO
  • 1 DIARIO SCRITTO A MANO DI QUANTO ACCADUTO DAL 1 GENNAIO 2016 AL 31 DICEMBRE 2016
  • 1 TACCUINO SCRITTO A MANO DI APPUNTI DI VARIO GENERE
  • 1 COPIA CARTACEA DEL QUOTIDIANO “MESSAGGERO VENETO” EDIZIONE DI UDINE DEL 31 DICEMBRE 2015
  • 1 COPIA CARTACEA DEL MENSILE AUTOMOBILISTICO “QUATTORUOTE” N. 724 DEL GENNAIO 2016
  • 1 COPIA CARTACEA DEL ROMANZO “VALANDRA!” DI FRANCESCA RAFFAELLA GUERRA CON DEDICA DELL’AUTRICE
  • 1 COPIA CARTACEA DEL LIBRO DI CUCINA “SE VUOI FARE IL FIGO USA LO SCALOGNO” DI CARLO CRACCO
  • 1 COPIA CARTACEA DEL PERIODICO LOCALE “IL PONTE” DEL MARZO 2016
  • 1 COPIA CARTACEA DEL SETTIMANALE ENIGMISTICO “LA SETTIMANA ENIGMISTICA” N. 4372 DEL 7 GENNAIO 2016
  • 1 COPIA CARTACEA DEL VOLANTINO PUBBLICITARIO DELLA CATENA DI NEGOZI LIDL, EDIZIONE NATALE 2015
  • 1 COPIA CARTACEA DEL VOLANTINO PUBBLICITARIO DELLA CATENA DI NEGOZI EL4U, EDIZIONE NATALE 2015
  • 1 COPIA CARTACEA DEL CATALOGO DELLA CATENA DI NEGOZI IKEA, EDIZIONE 2016
  • N° 1 COPIA CARTACEA DEL CATALOGO DELLA CATENA DI NEGOZI BRICOFER, EDIZIONE AUTUNNO/INVERNO 2015/2016
  • N° 1 COPIA CARTACEA DELLA STORIA A FUMETTI “CORTO MALTESE E LA FAVOLA DI VENEZIA” DI HUGO PRATT
  • N° 1 COPIA CARTACEA DEL PROGRAMMA DELLA STAGIONE TEATRALE 2016/2017 DELLA COMPAGNIA TEATRALE ANÀ THEMA TEATRO
  • N° 1 COPIA CARTACEA DEL PROGRAMMA DELLA STAGIONE TEATRALE 2016/2017 DELL’ERT (Ente Regionale Teatrale)
  • 1 BANDIERA DELLA PATRIA DEL FRIULI
  • N° 5 TACCUINI MOLESKINE CON APPUNTI SCRITTI TRA IL 2006 ed il 2011
  • N° 1 ALBUM CONTENENTE N.73 FOTOGRAFIE DI VARIO GENERE
  • N° 1 FIALA DI VETRO CONTENENTE ASSENZIO DUPLAIS DEL 2010